Fringe stagione 5 (fino all’episodio 5×09)

La sigla! La sigla è cambiata ancora una volta! E non solo…ad essere cambiato è Fringe stesso. Perciò non preoccupatevi, non avete scaricato un episodio sbagliato, non siete in una dimensione parallela. Il telefilm creato da J.J. Abrams è ritornato e con lui sono ritornati i nostri beneamati personaggi: Walter, Astrid, Olivia e Peter. Solo che ora ci troviamo…nel 2036!

Bene. Che succede? Dove eravamo rimasti? Ah, sì! A September che annunciava con testa e sguardo ricurvi che Loro sarebbero arrivati e al finale strappalacrime e (super)melenso fra Peter e Olivia, finalmente sposati e felici. Ma ragazzi, questo è Fringe, e come in Lost non può finire tutto rosa e fiori. Ed eccoci allora catapultati nel futuro (come già largamente anticipato nel bellissimo episodio Letters of Transit) con observers al comando delle principali nazioni e tante figure corrotte.

Nel corso dei primi sette episodi trasmessi si riprendono le redini di certe situazioni la160712_fringe_season_5_trailer_tsciate in sospeso nelle precedenti stagioni, quesi a volerci rassicurare che una certa organicità all’interno di questo telefilm forse c’è, al di là di exploit narrativi a volte non del tutto azzeccati. Si ricomincia a parlare di Bell, Weiss, universi paralleli e persino di Massyve Dynamic. Ritorna persino il fanciullo di Inner Child, e con lui vengono introdotti nuovi interessanti misteri che potrebbero rappresentare la chiave di volta dell’intero show (in primis il personaggio di Donald).

Se la quarta stagione aveva visto un lento declino nella sua seconda parte, che rimane forse una delle peggiori dell’intero arco narrativo (troppo statica e amareggiata per i bassi ascolti), con questa quinta stagione si ritorna a livelli qualitativamente molto alti (volendo fare un confronto si troverebbe a pari merito con terza) e a storie fresche ed originali. Complice il rinnovo finale lasciato in extremis dai direigenti fox, che ha permesso agli autori di seguire una nuova linea narrativa non più improntata sull’uso di una struttura episodica stile X-Files, ma maggiormente votata allo sviluppo della trama orizzontale. Si poteva chiedere di meglio? Gli autori stanno dando prova della loro bravura e della loro maestria nel gestire il bagaglio emotivo e mitologico di cui lo show è intriso, sviluppando i personaggi attraverso nuovi meccanismi relazionali, restando però fedeli a quella che è l’anima vera del prodotto. Ed è così che ritoviamo un Walter ancora una volta preda della sua intelligenza e un Peter pronto a tutto per vendicare la morte dell’amata figlia Etta (la cui morte aveva destato molti dubbi da parte dei fans), senza mai cadere nell’errore del già visto, trasportando tali fobie e sentimenti sotto una prospettiva tutta nuova, ampliando ancor più certi temi tanto cari ad Abrams, quali il rapporto padre-figlio e la ricerca di se stessi (esemplificativo è l’episodio Five-Twenty-Ten). 

Gli attori sono nuovamente una conferma, quest’anno più che mai. Infatti la scelta di prediligere uno sviluppo maggiormente intimista e psicologico offre la possibilità a figure del calibro di John Noble, Anna Torv e Joshua Jackson di regalarci le loro migliori performance. Merito anche dell’ottima regia e dell’uso delle splendide musiche.

Insomma c’è molta attesa per il series finale, in arrivo a gennaio, ma ho come la certezza che la fiducia che gli autori si sono guadagnati fino ad ora sarà ampiamente ricompensata. Certo è che farebbe piacere rivedere già dal prossimo episodio qualche rimando (per non dire soluzione) maggiormente concreto agli interrogativi delle passate stagioni. Basterà aspettare per vedere e conservare un pò di speranza, un pò come Walter, colto in auto ad osservare lo sbocciare di un fiore in una prima mattina d’autunno.